Sei in...

Locale

Generale

I costi e i guadagni per gli industriali

Il costo

Per la costruzione di ciascun impianto è prevista una spesa attorno ai 280 milioni di euro. Solo la progettazione e le consulenze per lo studio d’impatto ambientale sono costate oltre 10 milioni di euro (questo serva anche a far capire che gli industriali non molleranno facilmente l’osso: hanno già speso una vagonata di soldi!).

I guadagni

Secondo il business plan di Unindustria, gli inceneritori dovrebbero fatturare 160-170 milioni di euro all'anno

Secondo il business plan di Unindustria, gli inceneritori dovrebbero fatturare 120-130 milioni di euro all'anno

Secondo il “business plan” messo a punto da Unindustria gli inceneritori di Mogliano e Silea saranno destinati a produrre fra i 60 e i 65 milioni di fatturato annuo a impianto. Ciò significa fra i 120 e i 130 milioni di euro l’anno complessivi.
Il fatturato deriverebbe per circa un terzo dalle tariffe pagate per il conferimento dei rifiuti agli inceneritori, per i rimanenti due terzi dalla vendita dell’energia elettrica (a prezzo incentivato con i CIP6 ) e dei “certificati verdi“  .

I CIP6: cosa sono e come influiscono sulle decisioni in merito all’incenerimento

I Cip6 sono degli incentivi pubblici stabiliti in applicazione di normative europee che, in buona sostanza, fanno sì che chi produce energia da fonti rinnovabili la possa vendere ad un prezzo maggiorato (più o meno il triplo): ciò serve a favorire un investimento sempre maggiore nel campo delle rinnovabili le quali, attualmente, essendo tecnologie giovani, hanno ancora costi molto alti.

Praticamente su ogni bolletta che noi utenti della rete elettrica paghiamo viene aggiunto un sovrapprezzo del 7% che poi viene utilizzato per questi incentivi.

La mitica Italia ha avuto un’idea favolosa: dato che i rifiuti sono una fonte rinnovabile (perché se ne producono di continuo, no?) perché non diamo questi incentivi, che in tutto il resto d’Europa stanno alimentando l’energia solare, eolica, geotermica, ecc., agli inceneritori, che bruciano i rifiuti e producono un po’ di energia?
Detto fatto, nel decreto attuativo italiano, dopo il termine “energie rinnovabili”, sono state inserite le parole “e assimilate“. Assimilate? Sì, come ad esempio gli inceneritori! E così ora questi impianti possono vendere l’energia a tre volte il prezzo di mercato, beneficiando di incentivi pensati per fonti energetiche pulite.

Sono tanti dindini. Per capirci, la A2A, la società di gestione dell’inceneritore di Brescia, ha ricevuto come contributi Cip6  71 milioni di euronel 2006 e 78 milioni nel 2007 (qui).

I soliti rompiscatole della Commissione Europea si sono accorti che l'Italia stava dando gli incentivi per le fonti rinnovabili pulite agli inceneritori e hanno avviato una procedura di infrazione. Ma per fortuna l'Italia se ne frega, di Bruxelles, e ha deciso che gli inceneritori devono continuare a beneficiare di Cip6 e certificati verdi!

I soliti rompiscatole della Commissione Europea si sono accorti che l'Italia stava dando gli incentivi per le fonti rinnovabili pulite agli inceneritori e hanno avviato una procedura di infrazione. Ma per fortuna l'Italia se ne frega, di Bruxelles, e ha deciso che gli inceneritori devono continuare a beneficiare di Cip6 e certificati verdi!

La cosa non è andata giù all’Unione Europea.

La Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione, in data 20 novembre 2003, si esprime così:La Commissione conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (1), la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile.

L’Italia non si è mica spaventata, figuriamoci. D’altra parte l’Unione Europea ha pochi strumenti per costringere un Paese membro a conformarsi alle direttive; uno tra questi è la c.d. procedura di infrazione, una specie di processo alla fine del quale, se si stabilisce che un Paese membro sta violando le direttive europee, si prende un cazziatone e può essere condannato a sanzioni economiche, una sorta di “multa” che deve continuare a pagare finché non si adegua.
Precisiamo che l’Italia è già sotto procedura di infrazione per un bel po’ di cose, spesso da anni, e che quasi in tutti i casi sembra non aver nessuna voglia di adeguarsi: tanto i soldi con cui si pagano le infrazioni sono dei cittadini, cosa volete che gliene freghi ai politici?

E allora cosa succede: che l’Unione Europea ci caccia due belle procedure di infrazione sulla questione, la n. 2004/4336 del 13 dicembre 2005 e la n. 2004/5061 del 28 giugno 2006. Con esse mette in mora l’Italia relativamente al sostegno con i fondi stabiliti dalle direttive europee a fonti energetiche non definite come rinnovabili dalle direttive stesse.

Lo scorso Governo Prodi non è molto sicuro di cosa fare: prima nel 2007 toglie gli incentivi per gli impianti ancora da costruire, poi nel 2008 li consente per l’impianto di Acerra.

Ma per fortuna i nostri politici, che sembrano sempre così timorosi nell’ostentare orgoglio nazionale, hanno qui un sussulto di onore e difendono il suolo patrio! L’Italia è un paese sovrano e non si fa certo dire da quattro mangia-crauti e porta-baguette come si fanno le leggi!
E così a fine 2008, a ben tre anni dall’inizio della prima procedura d’infrazione, dopo numerosi altri cazziatoni che non riportiamo per brevità, il ministro Prestigiacomo (anche su proposta di parlamentari del PD!) annuncia raggiante che i Cip6 per gli inceneritori continueranno ad esserci anche se l’Unione Europea rompe le scatole e i cittadini continueranno a pagare le sanzioni per le infrazioni alla normativa!

Guido Bertolaso, Sottosegretario di Stato all'emergenza rifiuti, nel 2008 l'aveva ammesso: chi volete che costruisca gli inceneritori senza contributi pubblici? Sono impianti di per sè antieconomici, stanno in piedi solo grazie ai finanziamenti pubblici!

Guido Bertolaso, Sottosegretario di Stato all'emergenza rifiuti, nel 2008 l'aveva ammesso: chi volete che costruisca gli inceneritori senza contributi pubblici? Sono impianti di per sè antieconomici, stanno in piedi solo grazie agli incentivi pubblici!

D’altra parte è chiaro: lo aveva detto lo stesso Guido Bertolaso, Sottosegretario di Stato all’emergenza rifiuti in Campania, nell’estate 2008 (clicca qui): senza i fondi Cip6, senza gli incentivi pubblici, nessuno costruirà mai gli inceneritori e le gare andranno deserte. Perché di per sè gli inceneritori sono antieconomici: senza il sostegno pubblico, dato dalla possibilità di vendere al triplo prezzo l’energia prodotta, gli inceneritori non avrebbero alcun senso.

Così la Camera, il 16 dicembre 2008, approva d.l. n. 172 del 6 novembre 2008 relativo l’emergenza rifuti. Questo decreto viene definitivamente convertito nella legge n. 210 del 30 dicembre 2008 (clicca qui). Nel d.l. all’articolo 9 (incentivi per la realizzazione degli inceneritori) vengono confermati gli incentivi “Cip6″ all’incenerimento della parte non biodegradabile dei rifiuti.

I “certificati verdi”

I produttori o importatori di energia elettrica, per legge, sono obbligati a produrre una quota di energia (il 2%) da fonti rinnovabili, per ridurre le emissioni in atmosfera di CO2. A tal scopo, poiché molti di questi soggetti non producono in proprio da fonti rinnovabili, possono acquistare da chi produce energia da fonti rinnovabili questi “certificati”. In pratica, ciò si traduce in un incentivo a favore di chi produce per sè o per altri energia a partire da fonti rinnovabili.
Bene, che ci crediate o no, gli inceneritori, tra gli impianti energetici che producono più emissioni in atmosfera, essendo solo in Italia considerati, come abbiamo visto, “fonti assimilitate alle rinnovabili” possono vendere questi certificati verdi! E da questo incassano parecchi altri soldi (la quotazione di un MW/h certificato verde è di circa 180€).

In effetti fino alla lettura di questo articolo poteva sembrare strano che un gruppo di imprenditori si desse così tanto da fare per costruire un impianto che dà un sacco di grane, crea così tanti malumori, mette a rischio la salute della gente, richiede così tanta attenzione e cautela, ha una così scarsa efficienza energetica e produce così poca energia… Insomma, se le cose stessero così e basta, perché mai dovrebbero volerlo costruire?
Ora, con tutti questi dati, capendo qual è l’enorme guadagno, potete comprendere come possa diventare economicamente molto vantaggioso per gli industriali costruire un bell’inceneritore gigante (o meglio, due), indipendentemente dalla pericolosità per l’ambiente e per la gente.

>> Torna allo speciale inceneritore.



1 commento a “I costi e i guadagni per gli industriali”

  1. Paolo il 29 gennaio 2010 alle 16:16 ha scritto:

    Dopo la lettura di certe cose, mancano le parole.
    Forse per questo finora nessuno ha commentato.
    Da parte mia non ho osservazioni da fare, se non esprimere il mio apprezzamento per chi si dà da fare anche per me (abito a Casale sul Sile).
    Se proprio posso dare un infimo contributo, l’unità di misura megawattora si scrive correttamente MWh e non MW/h : “(la quotazione di un MW/h certificato verde…)”.

Lascia un commento

Spam protection by WP Captcha-Free