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Contro i guardrail assassini: insieme ai motociclisti e agli scooteristi al grido di “Voglio vivere”!

Il logo della campagna "Non voglio morire"

Ne parlano ben pochi, eccetto le associazioni di motociclisti, scooteristi, i medici e gli infermieri dei pronto soccorso o qualcuno che abbia vissuto una tragedia in famiglia.
Ma nel mondo civile e politico si ignora il problema.

Parliamo dei guardrail, le guide metalliche ai bordi delle strade.

Ne parliamo oggi qui. Sia per chi è motociclista o scooterista, e conosce già la questione (e allora andate qualche riga più avanti); sia e soprattutto per chi non lo è, perché a fare i conti con questo problema potrebbe essere vostro figlio o nipote appassionato di moto, o vostro marito mentre va al lavoro in scooter per lasciarvi l’auto.

Chi usa solo la macchina forse non lo immagina, ma i guardrail, che agli automobilisti tante volte la salvano, a chi usa un mezzo a due ruote spesso tolgono la vita.

Quando un motociclista o uno scooterista ha un sinistro, nei casi fortunati cade a terra. Diciamo nei casi fortunati, perché nei casi sfortunati impatta contro un veicolo o altro e lì resta. Quando cade per terra, invece, viene sbalzato o scivola (insieme o non al mezzo) fino a che l’energia cinetica non si è completamente dissipata. A seconda della velocità e delle condizioni della strada (sul bagnato o sul ghiaccio si scivola, ovviamente, molto più a lungo) possono volerci molti metri per fermarsi. E non pensiate si prendano come esempi aspiranti piloti di motomondiale: cadere in moto a 40, 60 o 70 all’ora può trasformarsi in una tragedia.
Immaginate un corpo libero che scivola sulla strada finché non si ferma o finché non trova qualcosa che lo fermi. Ed eccoci alla questione guardrail.

Esempio simulato di cosa accade quando un motociclista scivola sotto un guardrail. Non ho inserito immagini shock per non urtare i più sensibili. Ma internet ne è piena. Vi basti questo a riflettere.

Molti guidatori di moto e scooter, scivolando dopo un sinistro, colpiscono i sostegni dei guardrail. La “barra di contenimento”, infatti, è situata a 50/70 cm da terra e ideata solo esclusivamente per autoveicoli, non per qualcosa che scivola all’altezza del suolo. Pensate che le prove di resistenza ed efficacia dei guardrail non prevedono nemmeno l’urto di una moto, unico mezzo escluso: li testano con auto, camion, autobus e autoarticolati, e non con le moto o gli scooter.

Uno dei tanti guardrail: cosa succede se qualcuno ci scivola... attraverso?

Osservate la foto qui accanto, si tratta di un comunissimo guardrail. Notate i sostegni alla base: sono lastre metalliche perpendicolari alla sede stradale. Vere e proprie lame.
Immaginate il vostro corpo che scivola a 50 km/h e si imbatte in una di queste lame. A rischio di far stare male qualcuno, vi dico cosa succede: il corpo non regge. Si spezzano colonne vertebrali. In molti casi purtroppo, se il resto del corpo passa attraverso due sostegni, si stacca letteralmente la testa. Lo so, non è un bel pensiero. Non pubblico foto-denuncia per non urtare i più sensibili. Rifletteteci però! E dato che di questa cosa nemmeno i telegiornali parlano, è giusto dirla.

Una delle provocazioni per la campagna "Non voglio morire"

Non a caso, i motociclisti che si sono uniti in una lotta contro i guardrail assassini, li chiamano anche “ghigliottine”; e i loro simboli, qui accanto e sopra, non lasciano dubbi. Non è una cosa rara, credetemi: parlate con qualcuno che lavori in un pronto soccorso o con i volontari delle ambulanze: di questi casi ne hanno visti a iosa. E’ stato calcolato dalle associazioni che il 15% dei morti in incidenti motociclistici sia morto per questa causa. Per saperne di più potete leggere gli articoli su nonvogliomorire.cmfem.it (clicca qui) e su motociclisti-incolumi.com (clicca qui).

I nostri parlamentari hanno litigato, nella scorsa legislatura, se l’unico transessuale presente in Parlamento dovesse usare il bagno delle donne o degli uomini: questione fondamentale per il Paese, no?
Ma non hanno trovato tempo nelle loro agende per occuparsi minimamente di un problema che fa decine e decine di morti all’anno in tutta Italia.

Attualmente nemmeno in Europa si danno troppo da fare: come nella blogosfera hanno fatto giustamente notare, al Parlamento Europeo sono troppo occupati a deliberare sulla misura e sulla curvatura della banana. Non scherzo.

Grazie alla Fema, la federazione europea dei motociclisti, e a tutti i motoclub e le associazioni che si sono dannate per questo, dal 2010 il CEN (Comitato Europeo per la Normalizzazione) imporrà nuovi criteri di omologazione prendendo in considerazione le moto. Ma questo cosa significherà, che forse i guardrail verranno sostituiti per il 2030? Figuriamoci: ancora adesso edifici pubblici, ospedali e scuole in giro per l’Italia non sono a norma antincendio e antinfortunistica, che volete che gliene freghi allora a questa classe politica dei guardrail?

Un esempio italiano di guardrail efficace anche per i motociclisti.

Ci sono già molte ditte che però hanno elaborato soluzioni per modificare i guardrail e renderli meno pericolosi e meno mortali.
Ecco alcune foto di esempi di guardrail che proteggono efficacemente anche i motociclisti: le barre protettive inferiori fermano il corpo e lo tengono lontano dagli affilati sostegni.
I sistemi in sperimentazione sono molti e alcuni paesi, come Francia, Spagna e Portogallo, hanno già cominciato ad adottarne per conto proprio.

Ma come si dovrebbe finanziare questa sostituzione/messa in sicurezza dei guardrail?

Un secondo esempio.

[Precisazione: questi sistemi costano dai 25 ai 60 euro al metro: non una mostruosità, mi sembra, per salvare vite umane.]

Primo: visto che nessuno farà niente per un bel po’, potrebbero cominciare i Comuni. Ma i Comuni sono messi molto male finanziariamente. Quindi come fare? Io direi di cominciare piano piano, con i Comuni più volenterosi e attenti alla salvaguardia dei propri cittadini.
Mogliano, per portare il nostro esempio, non ha migliaia di chilometri di guardrail, ma qualche decina. (Attenzione, parliamo di guardrail, non di strade.) Inoltre si potrebbe cominciare dai guardrail più pericolosi: è più facile che un motociclista slitti fuori dalla strada in direzione di una curva o dopo averla fatta, o in prossimità di un incrocio, piuttosto che lungo un tratto rettilineo. Quindi sono soprattutto questi i guardrail da sostituire/modificare. E, viste le condizioni finanziare degli enti locali, non servirà fare tutto in un anno: basterebbe cominciare, sarebbe già qualcosa, e fare un paio di chilometri all’anno. In cinque/dieci anni si sarebbe sistemato tutto il territorio comunale.

Secondo: Questi sistemi non sono ancora molto diffusi in Italia. Qualcosa di buono è stato fatto al riguardo a Bolzano, qualcosina altrove (di solito pochi chilometri di sperimentazione). Ma non si può certo dire che questa tematica stia a cuore ai nostri politici. Anzi.
Essere tra i Comuni d’Italia capofila in questa rivoluzione di civiltà e sicurezza stradale, vorrebbe dire garantire alla ditta installatrice dei sistemi (verosimilmente intenzionata ad espandere il proprio mercato) di ottenere grandi visibilità e risonanza e sperimentare sul campo i ritrovati. Di conseguenza non è difficile immaginare una scontistica vantaggiosa per il Comune. Certo, questo muovendosi per tempo (ora).

Potremmo dare sicurezza stradale ai cittadini con un esborso minimo o nullo e metterci in prima linea sul tema in tutto il Paese.

Terzo: avete mai considerato quanto denaro entra nelle casse comunali con le contravvenzioni stradali? A Mogliano tra T-Red, autovelox e sanzioni varie, circa 1 milione e 700.000 euro all’anno. Di questa cifra, metà per legge va destinata alla sicurezza stradale; ma la quota viene calcolata solo sul bilancio preventivo, e non su quanto entra effettivamente nelle casse; e la cifra nel bilancio preventivo di solito è sensibilmente più bassa.

Ad ogni buon conto, di quei quasi due milioni di euro, forse si potrebbe spendere qualche migliaio di euro all’anno per questa buona causa, non trovate?
Io sì.

(Le foto dell’articolo sono state tratte dai siti sopracitati)



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