
I moglianesi in visita alla centrale termoelettrica di Fusina
La settimana scorsa mi sono aggregato volentieri ad una visita guidata di cittadini moglianesi di varie associazioni alla centrale termoelettrica “Palladio” di Fusina. La struttura nel suo complesso ha una potenza installata di più di 1000 megawatt e produce all’anno circa 7 miliardi di KWh, più o meno il fabbisogno elettrico di 1.400.000 famiglie (circa 4 milioni di persone).
La cosa che mi ha più colpito è questa: accanto alla centrale termoelettrica alimentata a carbone polverizzato (scuseranno i tecnici se uso qualche termine non corretto) e CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti), è in costruzione una grande struttura avveniristica. Si tratta di una centrale ad idrogeno. Anzi, più precisamente, si tratta della più grande centrale ad idrogeno di questo genere che entrerà in funzione nel mondo.

La centrale ad idrogeno di nuova costruzione, il primo e più grande impianto al mondo di questo tipo
La centrale a idrogeno avrà una potenza di 12 MW. Produrrà da sola energia per soddisfare il consumo annuo di più di 40.000 famiglie e con zero emissioni di CO2: producendo la stessa quantità di energia con altre fonti si immetterebbero in atmosfera 20.000 tonnellate di CO2 all’anno. L’investimento è di oltre 40 milioni di euro.
Che un simile impianto fosse costruito in Italia, proprio a due passi da noi, mi ha fatto sentire molto orgoglioso del nostro Paese e delle sue capacità; e, visti i tempi, è una cosa che purtroppo non accade spesso.
L’idrogeno come singolo elemento è poco presente in natura sulla Terra; è, però, legato con altri elementi, abbondantissimo, e lo troviamo in molti composti, il più importante dei quali è l’acqua. I modi per ricavare idrogeno più utilizzati oggi sono principalmente due: attraverso l’elettrolisi (scindendo la molecola d’acqua in ossigeno e idrogeno) o per scissione dai combustibili fossili. Salta subito all’occhio che nella seconda ipotesi si perde la caratteristica dell’idrogeno di energia pulita e rinnovabile. Mentre per effettuare l’elettrolisi servono abbondanti quantità di energia; quindi, alla fine, si va ad utilizzare energia prodotta in altro modo per ricavare l’idrogeno. Si ricade quindi nel circolo vizioso delle energie tradizionali da combustibili fossili. Una soluzione a livello mondiale non si è ancora trovata.
La cosa bella, nel caso della nuova centrale di Fusina, è che per ricavare l’idrogeno da non si ricorrerà né all’uno né all’altro procedimento. In pratica, molte lavorazioni industriali di Marghera producono idrogeno di scarto che fino ad oggi veniva… buttato. Le varie realtà imprenditoriali si sono consociate nel Consorzio Hydrogen Park di Porto Marghera, che già oggi produce più di 5000 tonnellate all’anno di idrogeno. Questo idrogeno, che oggi è lo scarto di altre lavorazioni, costituirà il combustibile della nuova centrale: raggiungerà l’impianto di Fusina tramite una conduttura di 4 km. A ciò si aggiungerà il riutilizzo dell’idrogeno prodotto dalla gassificazione nella vicina centrale a carbone.
La centrale ad idrogeno dovrebbe cominciare a funzionare tra pochi mesi. E’ all’attenzione di tutto il mondo, dal Giappone alla Germania agli Stati Uniti, che guardano a questa grande sfida italiana con curiosità e apprensione. Tutti abbiamo infatti capito che l’idrogeno rappresenterà una delle risorse più importanti del futuro (anche se è un vettore, e non una fonte di energia – clicca qui).
Per cui speriamo vada tutto bene e che il nostro angolo di pianeta si ritagli il proprio piccolo spazio nella storia delle energie pulite, dopo essere stati tristemente noti per fumi, fanghi tossici, inquinamento, discariche. Questa centrale, infatti, nelle intenzioni di molti vorrebbe essere il primo passo verso la trasformazione di Marghera in un polo di studio e produzione per le energie alternative e rinnovabili. Se davvero ci si riuscisse, non potremmo che esserne felici e fieri.
Grazie alle guide espertissime e a chi mi ha invitato a questa visita così interessante.































