
Un platano
Questo fine settimana mi sento particolarmente produttivo. E allora, dopo l’articolo sulla chiusura del Brolo e quello sulla “social card”, parliamo di un’altra cosa che sta a cuore a me come, credo, a tutti i moglianesi: il nostro bel Terraglio.
Il Terraglio (nel caso qualcuno che si connette da fuori Mogliano non lo conosca) è la strada che corre, praticamente in rettilineo, da Mestre a Treviso, attraversando Mogliano e Preganziol. Il nome attuale risalirebbe già ai primi anni 1000 d.C., ma c’è chi fa risalire il tracciato a molto molto prima, addirittura al periodo paleoveneto. La strada divenne poi molto importante nel tardo impero romano e successivamente costituì una delle linee di espansione della Serenissima Repubblica di Venezia nell’entroterra. A ciò si deve la quantità e bellezza di ville estive dei nobili veneziani lungo la via. In epoca napoleonica (e durante le guerre mondiali poi) la strada fu importantissima per il trasporto truppe e merci e lo stesso Napoleone la percorse due volte.
C’erano in epoca lontana, lungo al Terraglio, due filari di cipressi. Ma negli anni ’60 dell’Ottocento questi vennero sostituiti con un’imponente alberatura di platani. Alberatura che è giunta fino ad oggi.
Definita da molti la più bella strada d’Italia, sembra sia l’unica in tutto il Paese interamente sottoposta a vincolo paesaggistico.
Ci sarebbe molto da dire sul Terraglio (traffico, prostituzione, degrado) e poco a poco affronteremo (o abbiamo già affrontato) queste tematiche; ma oggi voglio parlare di un determinato aspetto quasi sempre trascurato: i platani del Terraglio, del loro declino e di una possibile futura soluzione (se vi interessa, leggete fino in fondo l’articolo).
Come dicevamo, sul Terraglio c’erano due lunghi e stupendi filari di platani, messi a dimora nella seconda metà dell’800, e che rendevano questa strada unica. Di questi platani, oggi, rimangono sparuti superstiti, tanto che, lungo la maggior parte del Terraglio, non si può più dire di trovarsi su una “via alberata”, ma piuttosto su una strada che ha ogni tanto a lato qualche albero. Ciò vale anche per il tratto nel territorio moglianese.

La chiesa di Mogliano vista dal Terraglio alla fine dell'800: notare la fitta alberatura ai lati di via Don Bosco; un tempo anche il Terraglio era così
Chi ha più di trent’anni e, a maggior ragione, chi ne ha più di sessanta, ricorda un Terraglio completamente diverso, letteralmente costellato di platani. La situazione di oggi è anche molto diversa da quella degli anni ’80, in cui sono cresciuto, e tante sono state le piante abbattute da allora. Non sono riuscito ancora a scovare una foto d’epoca, andrò a chiederla prossimamente all’Archivio Ricerca Storica. Ma per far capire com’era il Terraglio ai più giovani che non possono ricordare, in attesa di una foto specifica, guardate questa foto della fine dell’800 che rappresenta la chiesa di Mogliano vista dal Terraglio: notate il numero di alberi lungo via Don Bosco? Alberi che ora non ci sono più. Beh, anche il Terraglio un tempo era così.
Veniamo ad oggi: perché negli ultimi 30 anni sono stati abbattuti così tanti platani? Boscaioli impazziti? Riscaldamento a legna delle sagre? Amministratori amanti del cemento? No, nulla di tutto ciò.

L'abbattimento di un platano malato di cancro colorato
I platani erano malati. Avevano il cancro. Una malattia nota come “cancro colorato” che aggredisce e uccide solo ed esclusivamente questa specie di albero. La malattia ha attaccato gli alberi alla fine degli anni ’40 del ‘900. Sapete perché? Sfiga ha voluto che le casse delle munizioni degli americani, durante la seconda guerra mondiale, fossero di legno di platano; e che quel legno fosse portatore del fungo ascomicete Ceratocystis fimbriata, responsabile della malattia. Dopo lo sbarco delle casse “untrici”, il cancro colorato si diffuse a macchia in tutta Italia. E attecchì anche lungo il Terraglio.
La malattia, secondo Wikypedia, funziona così: “L’infezione coinvolge tutte le parti della pianta (fusti, chiome e radici) e si trasmette per contatto diretto delle spore fungine con ferite (anche piccolissime) del tessuto vegetale o attraverso la fusione delle radici (per piante molto vicine), risultando sempre letale e non trattabile con normali prodotti antimicotici. La forma acuta provoca la completa disseccazione di parti della chioma e può presentarsi, sui tronchi, sotto forma di ampie zone necrotiche presentanti spesso insolite pigmentazioni. Il nome comune delle malattia, “cancro colorato del platano”, deriva dalla caratteristica colorazione rossiccia che il parassita trasmette alle zone legnose colpite.”

Gli effetti del cancro colorato su un platano: scortecciando leggermente la pianta, si vede chiaramente la malattia, ossia quella parte nera
Insomma, questa roba ammazza i platani senza via di scampo: non esiste cura né profilassi per evitare il contagio. Gli alberi vanno abbattuti e smaltiti secondo vie speciali. Se volete saperne di più sul cancro colorato e sulle misure a proposito, cliccate qui, qui e qui.
Quindi dagli anni ’80 in poi si cominciò ad abbattere le piante malate per salvare quelle vive. E siamo arrivati ad oggi. Il Terraglio è diventato una via brulla, uno striscia di asfalto in mezzo alle campagne e alle ville; per chi si ricorda lo splendore di una volta, il Terraglio oggi appare… squallido.
A ciò si aggiunga una considerazione: che lungo una via alberata, bella, struggente, chi va in macchina corre più piano, estasiato dalla bellezza; mentre su una via dritta e sgombra, come oggi, bruttina in sostanza, l’automobilista si sente in autostrada e corre. Non bisogna sottovalutare quest’aspetto psicologico, pensando a tutti gli incidenti che avvengono lungo il Terraglio.
Chiusa la parentesi, torniamo a noi: non si è mai fatto molto per sistemare la questione. Gli alberi costano, in manutenzione, e abbatterli tutto sommato non dispiaceva agli amministratori: meno spese. Rimpiazzarli, poi, non si poteva: inutile sistemare nuovi platani che si sarebbero ammalati di cancro colorato.

Allevamento di platani "Platanor Vallis Clausa", resisenti al cancro colorato
Ma eccoci qua: novità!
Laboratori francesi incrociano una nuova qualità di platano, resistente al cancro colorato: lo chiamano Platanor ® Vallis Clausa (dal nome di una zona della Francia). La storia di questa varietà è quasi strappalacrime, potete leggerla sul sito del venditore unico per l’Italia (clicca qui): incrociando migliaia di esemplari, tra platani americani (resistenti alla malattia, ma che non si acclimatavano qui in Europa) e platani orientali, si cercò di trasmettere la resistenza al cancro colorato. Sui frutti degli ibridi, si inoculò la malattia; ma morirono tutti, tranne 30. Di questi 30, 12 vennero indotti a produrre dei getti, e la malattia venne inoculata nuovamente nei getti e nelle radici. Dei 12, solo 3 reagirono, ma uno solo riuscì ad accoppare il parassita fin dalle radici.
Da quello straordinario unico platano superstite, venne elaborata la nuova varietà di piante, il Platano Vallis Clausa. Non ho mai letto una storia d’alberi così bella.
Ma al di là di questo, la cosa bella per noi moglianesi, è che questa specie di platani resiste al cancro colorato, all’anthracnosi e tollera tingide ed oidium (altre patologie della pianta).
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