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A Mogliano rassegna di danza “A piede libero”

2 luglio 2010

Inserito da comitato

La Locandina di "A Piede Libero" 2010

La Locandina di "A Piede Libero" 2010

[Riceviamo e pubblichiamo volentieri per diffusione dell'evento]

Riprende quest’estate a metà luglio dopo l’ultima fortunatissima edizione

A PIEDE LIBERO – Mogliano Danza Duemila10

la Rassegna di danza organizzata da INDACO in collaborazione con il Comune di Mogliano Veneto, che giunge così alla quinta edizione, e che da quest’anno si è vista promuovere all’interno di due dei maggiori Festival della nostra Regione: Reteventi della Provincia di Treviso e il Bassano Opera Festival.

Il programma di quest’anno prevede una sorta di maratona, che partirà nel pomeriggio di domenica 18 luglio con la sezione di danza urbana, un modo originale per trasformare il centro storico della città in luogo dell’immaginario, e continuerà in serata, dalle 21.30 in poi, sul palcoscenico di Piazzetta del Teatro, con tre pluripremiate e ormai internazionalmente famose danz’autrici, capaci di parlare contemporaneamente agli occhi, alla testa e al cuore del pubblico.

Nel pomeriggio in Piazza Caduti (a ingresso libero) si potranno seguire infatti le performances di quattro artisti tra i più interessanti della scena veneta: Martina Cortelazzo con THE CUT-TUK SHOW (finalista del Premio Giovani Danz’Autori – Veneto 2010), Alberto Cacopardi con IL DISTRIBUTORE (reduce dall’ultima edizione della Biennale Danza di Venezia), Silvia Bugno con MELE – Studio per una piccola danza e Francesca Foscarini con KALSH (finalista del Premio GD’A 2009).

Francesca Foscarini nello spettacolo "Kalsh"

Francesca Foscarini nello spettacolo "Kalsh"

In serata invece, sul palcoscenico di Piazzetta del Teatro, tre saranno le ospiti d’eccezione: aprirà la serata Chiara Frigo, un’autrice di grande poesia, dalla danza fluida e forte, di un’energia trascinante, con POST; seguirà Sara Simeoni, meravigliosa danzatrice della Carolyn Carlson Dance Company e già Guest Professor all’Università della Danza di Seoul – Corea, con DON’T CRASH IN CASE OF FIRE, un lavoro spiazzante, vivace e coloratissimo, che offre con umorismo un’irresistibile porzione di umanità. Chiuderà la serata Silvia Gribaudi, vera sorpresa della danza contemporanea internazionale dell’ultimo anno: presenterà A CORPO LIBERO, un lavoro intriso di intelligenza e ironia, che dopo aver vinto il Premio della Giuria e il Premio del Pubblico GD’A Veneto 2009 è stato rappresentato nei più importanti Festival italiani e all’estero, in Inghilterra, Svizzera, Spagna, Lussemburgo, Egitto, Finlandia, etc.

Sara Simeoni nello spettacolo "Don't crash in case of fire", antologia di piccole confidenze al femminile

Sara Simeoni nello spettacolo "Don't crash in case of fire", antologia di piccole confidenze al femminile

Chiara Frigo, Sara Simeoni e Sivia Gribaudi sono tre stelle nascenti di una nuova generazione di danz’autrici che – un po’ come i cantautori nella musica – non sono solo splendide interpreti, ma anche coreografe e registe dei brani che portano in scena”, spiega la direttrice artistica della rassegna, Laura Boato, “brani che per questo hanno una nota in più, più intima e personale. Si tratta di tre lavori di eccezionale forza espressiva, frutto di poetiche estremamente differenti, ma comuni nel votarsi ad una danza non solamente ‘estetica’, bensì piena di intelligenza, di anima, di cuore, di ironia”.

La serata avrà luogo sul palcoscenico di Piazzetta del Teatro Domenica 18 luglio 2010 alle ore 21.30 (in caso di maltempo il programma si svolgerà all’interno del Cinema Teatro Busan), ingresso unico 8 €.

In occasione della rassegna verranno organizzate inoltre due master class con Sara Simeoni, per professionisti e allievi di livello medio avanzato, nelle giornate di sabato 17 e domenica 18 luglio.

Per informazioni: tel.333.3547435, info.associazioneindaco@gmail.com

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Galà di Carnevale in Villa Braida, con raccolta fondi per le associazioni culturali moglianesi

8 febbraio 2010

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Ricevo via mail dalla dr.ssa Marina Salvato e volentieri ripubblico per diffusione.

In occasione del Carnevale, l’associazione moglianese Pi greco Sporting Club allestisce per lunedì 15 febbraio 2010 il “Gran Galà delle Arti” presso Villa Braida di Zerman (sito).
All’interno della bellissima villa avrà luogo una cena di gala (inizio aperitivo ore 18.45).
In seguito, alle 21.15, la Compagnia italiana di operetta (sito) rappresenterà “La vedova allegra” di Franz Lehár (per saperne di più). La rappresentazione avrà luogo nella tensostruttura della villa ed è possibile, per chi desideri assistere solo all’operetta, acquistare un biglietto separato.
I fondi raccolti saranno destinati a Medici Senza Frontiere e alle associazioni culturali moglianesi. L’evento è patrocinato dall’assessorato alla cultura del Comune di Mogliano Veneto.

Cliccando qui, potete visualizzare una locandina dell’evento con informazioni più dettagliate e costi.

Per ulteriori informazioni:

Villa Braida
www.villabraida.it

asd Pi greco Sporting Club
scrivere a pigrecosportingclub@gmail.com all’attenzione della responsabile eventi, dr.ssa Marina Salvato

 

Le antiche indicazioni che segnano i confini della Provincia di Treviso e di Mogliano stanno andando perse

25 novembre 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Tutta l'area all'incrocio tra il Terraglio e via Marocchesa - che rappresenta il biglietto da visita della Provincia di Treviso e di Mogliano per chi arriva da sud - attende una valorizzazione che la sottragga all'attuale degrado

Tutta l'area all'incrocio tra il Terraglio e via Marocchesa - che rappresenta il biglietto da visita della Provincia di Treviso e di Mogliano per chi arriva da sud - attende una valorizzazione che la sottragga all'attuale degrado. Nel dettaglio, le incisioni in oggetto

su segnalazione di un cittadino

Passato il ponte sul Dese, all’ingresso di Mogliano e della Provincia di Treviso venendo lungo il Terraglio da Mestre, troverete alla vostra destra un edificio storico, l’antico Postiglione, un tempo ristorante e chiuso ormai da molti anni. All’altezza di circa due metri e mezzo campeggiano dei listoni di roccia tenera che sono stati murati tra i mattoni dell’edificio.

Quei pezzi di roccia sono le antiche indicazioni dei confini della Provincia di Treviso; le lettere incise, ormai slavate dal tempo e dagli agenti atmosferici, dicono: “Confine della Provincia di Treviso – Comune di Mogliano“.

Il Postiglione si chiama così perché un tempo era l’edificio presso cui avveniva la sosta ed il cambio dei cavalli, ai tempi in cui il Terraglio tra Mestre e Treviso era percorso da sole cavalcature o carrozze. Successivamente divenuto un ristorante di alto livello, oggi l’intero fabbricato (privato) attende un costoso restauro che nessuno sa quando sarà attuato; nel frattempo lo storico edificio vive una situazione di evidente degrado.

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Non dobbiamo temere i cattivi maestri che dicono sciocchezze, ma i giovani che potrebbero seguirne gli incitamenti

6 novembre 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Il libro su Gentilini che verà presentato lunedì a Mogliano, con il patrocinio del Comune

Il libro su Gentilini che verà presentato lunedì a Mogliano, con il patrocinio del Comune

Lunedì mattina, 9 novembre 2009, precisamente alle 10.30, Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso, sarà a Mogliano per la presentazione del libro del giornalista Paolo Calia (Il Gazzettino) intitolato “Gentilini, il sindaco sceriffo“. Al suo fianco il nostro – ahinoi – sindaco Azzolini.

L’evento, patrocinato dal Comune di Mogliano, si svolgerà con una presentazione del volume in sala consiliare in Municipio e una bicchierata di prosecco in Piazza Caduti. Il patrocinio del Comune si è tradotto – pare – nella concessione gratuita della sala consiliare (il cui costo è, ad esempio per i matrimoni civili, di 50 euro) e della piazza. Il prosecco, invece, sembra sarà offerto da uno sponsor privato.

[Aggiornamento: ho appena letto su un sito di notizie che la bicchierata in piazza è stata annullata per timore di disordini: si procederà solamente alla presentazione in Comune.]

A ciò si aggiunga la pubblicizzazione dell’evento, avvenuta via sito internet del Comune, ma soprattutto via lettera, con la stampa e la spedizione via posta di centinaia di inviti cartacei a spese del Comune.
Inoltre il patrocinio comunale, last but not least, ha previsto l’apposizione dello stemma della città di Mogliano su questi materiali: una sorta di imprimatur che collega quindi la figura di Gentilini alla nostra città.

Tutto questo sarebbe già di per sè “fastidioso” chiunque fosse il politico interessato, al di là della sua parte politica o della validità delle sue idee.
Avrei trovato la cosa squallida e misera anche se la sinistra (in ipotesi al governo della città) avesse steso lo stesso tappeto rosso per presentare un libro di o su Veltroni, o se il Pdl avesse presentato un libro su Brunetta o l’Udc su De Poli. In sostanza, credo che lo stemma comunale, il patrocinio, la sala consiliare e Piazza Caduti, non possano servire a fare propaganda politica e campagna pubblicitaria nè a questo nè a quel partito.
E’ grave che chi ci amministra consideri di poter disporre dei beni comunali per reclamizzare il partito che l’ha portato al potere e di cui oggi si vocifera abbia anche la tessera. Ma d’altra parte che questa sia una pessima amministrazione comunale è chiaro a tutti (ed era prevedibile, sulla carta, già prima delle elezioni). Chi è causa del suo mal, pianga se stesso…

D’altra parte utilizzare denaro e beni pubblici per fare propaganda al partito è un costume utilizzato spesso dalla Lega. Se non basta tutto ciò che abbiamo visto in campagna elettorale, eccovi un altro dettaglio. Il libro “Gentilini il sindaco sceriffo” è solo il secondo volume uscito quest’anno sul sedicente sceriffo trevigiano. Quest’estate ne era uscito un altro, che raccoglieva tutte le gesta gentiliniane e che, tra mille critiche, aveva ricevuto un contributo di 10.000 euro dal Comune di Treviso (clicca qui e qui) che per chi non lo sappia è a guida leghista.

A queste considerazioni si aggiunge la specificità della situazione: ossia l’analisi della figura e delle idee di Gentilini.

Gentilini, per i pochi che non lo ricordino, è quello che aveva dato ordine ai vigili di Treviso per la (lett.) “pulizia etnica dei culattoni” (con ciò, tra l’altro, dimostrando ignoranza sul significato di “pulizia etnica”) e che, riguardo agli immigrati, diceva “bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile“.

Recentemente Gentilini è stato condannato in primo grado a Venezia per istigazione all’odio razziale per alcune sue deliranti dichiarazioni ad una festa della Lega nella città lagunare. Qui sotto avete il filmato. Tra le altre cose, disse “voglio eliminare tutti i bambini dei zingari“, “voglio la rivoluzione contro gli extra-comunitari“, “voglio la pulizia dalle strade di tutte queste etnie“, “voglio la rivoluzione nei confronti dei nomadi, dei zingari: ho distrutto due campi di nomadi” e di voler mettere i “turaccioli in bocca e su per il culo” ai giornalisti; sugli islamici disse “vadano a pregare nei deserti, tornino nei loro paesi“, “che vadano a pisciare nelle loro moschee“; e riguardo agli stranieri, aggiunse “non voglio vedere consiglieri neri, gialli, marroni, grigi insegnare ai nostri giovani“. E via dicendo.

La condanna (recentissima: 26 ottobre 2009) prevede il divieto di parlare a pubblici comizi per 3 anni e una multa di 4000 euro.

Per cui forse non è il caso di farlo parlare a Mogliano, subito dopo la condanna, e per di più “certificandolo” con lo stemma della città.

Credo non serva dire quanto trovo pericolose e superficiali le dichiarazioni di Gentilini. L’integrazione e la convivenza pacifica si raggiungono applicando leggi ben fatte; premiando gli onesti e punendo i disonesti, con la certezza della pena; istituendo percorsi di avvicinamento culturale; riconoscendo a ciascuno la propria identità; riconoscendo pari diritti e soprattutto pari doveri. Tutte cose che oggi non vengono fatte in Italia. E che non possono essere sostituite dalla pulizia etnica o lo sterminio dei bambini nomadi.

Ciò che mi preoccupa non è Gentilini.
Ha oltre 80 anni. Quand’era giovane è stato alpino. Avesse qualche anno in più e fosse nato trecento chilometri più a nord, viste le sue idee attuali sarebbe stato nelle SS, forse; ma non è accaduto. Oggi come oggi è solo un vecchio che dice sciocchezze. Egli stesso è prigioniero del personaggio che ha creato e ormai la gente lo ama solo per questo. Lo vedete anche dal filmato: la gente ride e lo applaude come si ride e si applaude alle battute di un comico conosciuto. Attendono le sue dichiarazioni su questo o quell’argomento come il pubblico di Zelig attende i pezzi forti del proprio comico preferito, la cui scaletta è sempre quella. Se Gentilini uscisse dal suo personaggio e parlasse in modo diverso, pacato e analitico, i suoi ammiratori non lo capirebbero più.

Non è Gentilini a farmi paura: è solo un vecchio prigioniero del personaggio stereotipato che si è inventato e che l'ha portato al successo: anche volendo e potendo, non potrebbe travalicarne i limiti. Ciò che mi preoccupa è che personaggi come lui fanno presa su menti deboli capaci di compiere davvero gli atti solamente promessi dai "cattivi maestri"

Non è Gentilini a farmi paura: è solo un vecchio, prigioniero del "personaggio" che si è inventato e che l'ha portato al successo. Ciò che mi preoccupa è che personaggi come lui fanno presa su menti deboli capaci di compiere davvero gli atti solamente promessi dai "cattivi maestri"

In un Paese in cui l’incapacità di intendere e di volere è considerata la madre delle scusanti, non può che essere così.

I primi a scrollare le spalle quando ascoltano Gentilini sono leghisti come Gobbo, Zaia & Co. Ma lo lasciano fare, ben sapendo che le sue sparate servono a galvanizzare il rude animo soppressaro degli attivisti verdi.

Il fatto che uno dica sciocchezze, anche forti, quando parla con “i suoi”, sembra essere diventato la giustificazione politica per permettere qualsiasi incoraggiamento all’illecito o proclama antidemocratico.
Infatti lo stesso canone viene applicato a molti politici leghisti, da Bossi a Calderoli, da Borghezio a Salvini. Quando Bossi parla di rivoluzione, di secessione armata e di fucili bergamaschi che tuoneranno, in teoria commette una serie di reati. Ma nessuno se la prende più di tanto. Tutti archiviano la cosa, alleati politici in testa, come boiate dette per esaltare bovari. Berlusconi scrolla le spalle e dice: “Bossi sta parlando al suo popolo“. Come dire che Bossi dice queste sciocchezze ai comizi ma poi è in grado di ragionare e parlare in bel altro modo nelle sedi politiche. Tradotto in altri termini: “Bossi dice scemenze e sa di dirle, ma lo fa per riuscire a esaltare gli animi del suo gregge elettorale: in realtà nè lui, nè in fondo nessuno, crede veramente alle sue parole”. E infatti abbiamo visto che quando qualcuno, sull’onda di proclami armati indipendentisti, assalta il campanile di S.Marco a Venezia armato di vecchi fucili, non la passa liscia e nemmeno la Lega osa difenderlo.

Di matti disposti a tutto è pieno il mondo: recente è l'arresto

Di matti disposti a tutto è pieno il mondo: recente è la scoperta dell'organizzazione "Polisia Veneta", composta da un'ottantina di persone nella nostra zona. Armati fino ai denti (9 pistole semiautomatiche e 2 fucili a pompa) si nutrivano di quelli che per altri sono solo innocui proclami

Alla fin fine sono convinto che Gentilini non sia neanche un uomo cattivo. I suoi sono proclami ormai vuoti di un povero vecchio costretto a perpretare la sua immagine confezionata a misura di elettore padano: ma credo che neanche lui si renda profondamente conto di quali parole orribili sta usando e di cosa davvero rappresentano e rievocano. Sono personalmente convinto che, in uno scenario da film hollywoodiano post-apocalittico, il Gentilini che scappa attraverso una città popolata da zombie o alieni, se trovasse un bambino nomade sopravvissuto, da solo, lo prenderebbe con sè e lo proteggerebbe. Gentilini mi ricorda uno di quegli anziani che sentenziano sugli extracomunitari mentre vengono spinti sulla sedia a rotelle da una badante rumena, magari irregolare, che amano quanto sè stessi e a cui magari un giorno intestano i beni.

Ma allora perché non dovrebbe poter parlare a Mogliano? E perché la magistratura ha fatto bene ad obbligarlo a star zitto?

Perché il problema, nella storia, non sono mai stati i cattivi maestri, ma i loro discepoli.

Gli anni di piombo dovrebbero averci insegnato che i cattivi maestri (di destra o sinistra che siano) possono corrompere centinaia di giovani menti e piegarle all'odio e alla violenza. Così si cade in una spirale che si autoalimenta da cui uscire è difficilissimo

Gli anni di piombo dovrebbero averci insegnato che i cattivi maestri (di destra o sinistra che siano) possono corrompere centinaia di giovani menti e piegarle all'odio e alla violenza. Così si cade in una spirale che si autoalimenta da cui uscire è difficilissimo

I cattivi maestri degli anni ’60 e ’70, in Italia, erano intellettualoidi di sinistra e di destra che non avrebbero saputo da che parte impugnare una pistola e che avevano paura del loro stesso sangue quando facevano un prelievo. Gente che non avrebbe mai potuto fare del male ad una mosca.
Ma con il loro carisma riuscirono a diffondere una dottrina di odio e antagonismo che portò al terrorismo rosso e a quello nero, ai nuclei armati, agli anni di piombo e a migliaia di morti.
Alcuni tra i gerarchi nazisti al potere con il Terzo Reich erano squilibrati nevrotici che sembrarono mammole indifese ai processi di Norimberga. Era gente che non avrebbe probabilmente mai avuto la forza e il coraggio per uccidere un uomo con le proprie mani.
Ma la loro follia aveva contagiato un intero popolo e portato altri, sottosti al loro comando, a compiere crimini mostruosi e indicibili.

Ciò che rende criminali e pericolose le dichiarazioni di Gentilini (o di Borghezio & Co.) non sono tanto le sue parole. Per quelle basterebbe un bel turacciolo in bocca e uno nel culo (per riprendere il suo modo di esprimersi). Ciò che preoccupa è che dài e dài, qualcuno a queste cose ci crede. Permettendo che queste opinioni circolino, tra la gente crescono e si fortificano l’odio e la violenza. Non tutti sono in grado di rendersi conto (come invece fanno perfino tanti leghisti) che si tratta solo di sciocchezze e di proclami da cabaret.

Innumerevoli sono le dimostrazioni che la mamma degli idioti è sempre incinta. Per questo bisogna stare attenti quando opinioni pericolose, per quanto ci possa sembrare impossibile che vengano prese sul serio, circolino e vengano assorbite dai giovani

Innumerevoli sono le dimostrazioni che la mamma degli idioti è sempre incinta. Per questo bisogna stare attenti quando opinioni pericolose, per quanto possa sembrarci impossibile che vengano prese sul serio, circolano e vengono assorbite dai giovani

Le tensioni etniche e sociali che ci sono e per forza di cose aumenteranno in Italia, stanno già spingendo molti idioti a rifugiarsi nell’odio e nella violenza. Cose come l’istituzione delle “ronde nere” in Lazio o l’apertura della sezione italiana del Ku Klux Klan, mostrano come la mamma degli idioti sia sempre incinta. Ma mostrano anche, con chiarezza, qual è il rischio di permettere atteggiamenti e dichiarazioni di odio e di violenza, come appunto quelle di Gentilini (ci sarà un motivo se l’hanno condannato, no?).

L’Italia ha già fatto tante volte l’errore di lasciar parlare indisturbati i cattivi maestri, che in prima persona non avrebbero mai fatto del male ma che hanno spinto tanta gente a farlo: non continuiamo a commettere quest’errore.

L’odio e la violenza – l’abbiamo provato mille volte nella storia del genere umano – sono delle spirali che si autoalimentano e da cui è difficilissimo uscire, una volta innescate.

Tornando a noi, non c’è da sperare che Gentilini rinunci a presentarsi a Mogliano o Azzolini ritiri il patrocinio: questa è una delle tante “marchette” politiche che il sindaco deve pagare al partito che lo regge e lo manovra. Ciò che posso augurarmi è che Gentilini si contenga e non faccia altre dichiarazioni dello stampo di quelle che l’hanno fatto condannare.
Sarò presente all’evento (in modo pacifico, dissenziente e attento, come sempre) e semmai vi farò sapere.

Da ultimo, mi chiedo fino a quando e fino a che punto la Lista Giovani, se qualcosa di essa davvero ancora esiste, lascerà che l’intera politica del Comune si tinga di questo verde populista, irrazionale, violento

Voglio chiudere con due scene dal film “American History X” che tratta di cattivi maestri, razzismo, odio e violenza. E’ un film che consiglio a tutti, giovani e vecchi, perché aiuta a capire quanto dolore provochi l’odio e quanto sia sbagliato strumentalizzare le differenze per alimentare la violenza. Intanto, guardatevi queste due scene.

 

A cena con l’associazione Mojan davanti ad un tavolo di specialità venete

20 marzo 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Il logo dell'associazione Mojan, i mojanesi del ceppo

Ieri sera ho avuto il piacere di presenziare alla cena sociale dell’associazione “Mojan, i mojanesi del ceppo”. Ringrazio per questo invito così gradito il sig. Saran e i membri e amici del nostro comitato che fanno parte anche dell’associazione.

Al di là dell’ottimo menù veneto, la cosa che più mi colpisce ogni volta che vengo a contatto con la realtà dell’associazionismo moglianese è quanta gente per bene che si dà da fare ci sia nella nostra città e come queste persone siano capaci di organizzarsi autonomamente e lavorare, lavorare, lavorare anche in assenza di un concreto sostegno. Queste persone sono quelle che da un lato rendono evidente il fallimento della politica (che non li sostiene a sufficienza) e dall’altro, contemporaneamente, sotto tanti aspetti la rimpiazzano, creando un gruppo, riempiendo spazi, dando idee, lanciando iniziative.

Un momento della serata, con l'estrazione dei premi per gli ospiti

Ho conosciuto ormai svariate realtà dell’associazionismo e del volontariato moglianese e mi sono fatto l’impressione che Mogliano si collochi, per l’impegno nel sociale e nella cultura, ai primi posti in Provincia. Se consideriamo che i moglianesi veri, quelli che “vivono” la città, sono molti meno di quelli che la “abitano” solamente (molti arrivano a Mogliano la sera e partono la mattina, lavorando altrove), direi che la nostra città si può definire davvero effervescente.
E se l’amministrazione riuscisse ad incentivare, sostenere, “accompagnare” l’attività di tutte questi gruppi e associazioni, avremmo una vita cittadina ancora più ricca, interessante e soprattutto partecipata.

Ieri ho visto di nuovo come un’associazione di cittadini, senza alcun interesse privato, ragioni sui temi e sui problemi moglianesi e, autofinanziandosi, si impegni per contribuire alla cultura, alla memoria, alla bellezza della nostra cittadina: l’associazione Mojan ha infatti intenzione di far realizzare a breve un grande affresco sulla Mogliano antica e a questo scopo ieri ha raccolto donazioni e contributi.

Non posso che complimentarmi per la cena e per le loro iniziative con i soci di Mojan, anche in considerazione del fatto che, pur con modalità diverse, condividiamo lo stesso amore e lo stesso impegno per la nostra città, nella comune speranza che essa cresca e migliori.

 

Cultura nei guai: chiude il centro d’esposizione Brolo

10 gennaio 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Il logo del Brolo

Cittadinanza, un minuto di silenzio per la cultura a Mogliano.

1”… 2”… 3”… … … 58”… 59”… 60”: ecco, un minuto è passato.

In questo momento di silenzio avete ossequiato la scomparsa prematura del centro d’esposizione Brolo in Piazza Donatori di Sangue a Mogliano. Il piccolo Brolo aveva solo 9 anni. Era di buona famiglia: la madre era il Comune, il padre erano i fondi del 1999 per il Giubileo. Stava crescendo con un’ottima educazione: mostre di Picasso, Matisse, Lautrec, Chagall e di tanti altri artisti: da Piranesi a Benetton, passando per molti emergenti.

Che il Brolo fosse nei guai e che l’ultima amministrazione, nel tentativo ossessivo di cancellare ogni lascito (sia cattivo che buono) di quella ancora precedente, non ne apprezzasse la funzione, si era capito da anni.

Volevano venderlo per far cassa e sistemare i buchi di bilancio, se ne parlava già nel 2006 e le voci divennero insistenti nel 2007. Ma non potevano: i fondi del Giubileo vincolavano la struttura. E giustamente! Lo Stato aveva investito molto denaro per restaurare l’antico edificio e farlo diventare un centro di aggregazione culturale, lo scopo non era certo fare tutti questi lavori per poi venderlo e monetizzarlo a favore di un bilancio che non quadrava. E vendere uno dei pochi immobili di pregio del Comune, appena restaurato, per trasformarlo in denaro e disperderlo in mille rivoli di spese inutili, come purtroppo è spesso accaduto a Mogliano, sarebbe stata una barbarie colossale.

Visto che purtroppo (secondo loro) non si poteva venderlo, mandare tutto all’aria non sembrava una cattiva idea.

Non si rinnovò la gestione che aveva portato a Mogliano tutti quegli artisti importanti di cui avete letto sopra e ottimi successi di critica e, soprattutto, pubblico. Si disse che costava troppo: circa 100 mila euro all’anno. Allora si bandì una nuova gara su invito: il Comune individuava i possibili destinatari e li invitava a farsi avanti con delle offerte. Fallimento: su nove invitati, arrivarono due offerte. E quella migliore, risultò venire da una società non in regola con il fisco.

Si diede perciò la gestione ad una giovane società, seconda piazzata su due. La nuova gestione sarebbe costata 80.000 euro all’anno, ma senza includere la “guardania”, ossia la presenza del personale. La precedente gestione, di successo, l’aveva inclusa nel prezzo. Si decise allora di garantire il servizio con personale comunale.

Ma quindi il vantaggio economico dove stava, visto che un dipendente costa più o meno (forse al lordo anche di più) i soldi risparmiati sull’appalto? Boh… Non c’era.

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