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A cena con l’associazione Mojan davanti ad un tavolo di specialità venete

20 marzo 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Il logo dell'associazione Mojan, i mojanesi del ceppo

Ieri sera ho avuto il piacere di presenziare alla cena sociale dell’associazione “Mojan, i mojanesi del ceppo”. Ringrazio per questo invito così gradito il sig. Saran e i membri e amici del nostro comitato che fanno parte anche dell’associazione.

Al di là dell’ottimo menù veneto, la cosa che più mi colpisce ogni volta che vengo a contatto con la realtà dell’associazionismo moglianese è quanta gente per bene che si dà da fare ci sia nella nostra città e come queste persone siano capaci di organizzarsi autonomamente e lavorare, lavorare, lavorare anche in assenza di un concreto sostegno. Queste persone sono quelle che da un lato rendono evidente il fallimento della politica (che non li sostiene a sufficienza) e dall’altro, contemporaneamente, sotto tanti aspetti la rimpiazzano, creando un gruppo, riempiendo spazi, dando idee, lanciando iniziative.

Un momento della serata, con l'estrazione dei premi per gli ospiti

Ho conosciuto ormai svariate realtà dell’associazionismo e del volontariato moglianese e mi sono fatto l’impressione che Mogliano si collochi, per l’impegno nel sociale e nella cultura, ai primi posti in Provincia. Se consideriamo che i moglianesi veri, quelli che “vivono” la città, sono molti meno di quelli che la “abitano” solamente (molti arrivano a Mogliano la sera e partono la mattina, lavorando altrove), direi che la nostra città si può definire davvero effervescente.
E se l’amministrazione riuscisse ad incentivare, sostenere, “accompagnare” l’attività di tutte questi gruppi e associazioni, avremmo una vita cittadina ancora più ricca, interessante e soprattutto partecipata.

Ieri ho visto di nuovo come un’associazione di cittadini, senza alcun interesse privato, ragioni sui temi e sui problemi moglianesi e, autofinanziandosi, si impegni per contribuire alla cultura, alla memoria, alla bellezza della nostra cittadina: l’associazione Mojan ha infatti intenzione di far realizzare a breve un grande affresco sulla Mogliano antica e a questo scopo ieri ha raccolto donazioni e contributi.

Non posso che complimentarmi per la cena e per le loro iniziative con i soci di Mojan, anche in considerazione del fatto che, pur con modalità diverse, condividiamo lo stesso amore e lo stesso impegno per la nostra città, nella comune speranza che essa cresca e migliori.

 

Social card: le opportunità (non sufficientemente conosciute) per i Comuni

10 gennaio 2009

Inserito da Arthur Carponi Schittar

Ecco com'è fatta una "social card"

Il governo in carica ha varato a dicembre una nuova misura a salvaguardia degli strati più deboli della società: anziani e famiglie. La misura è l’assegnazione di una “carta acquisti”, cioè una carta di credito ricaricabile, in cui ogni due mesi il governo verserà in media 80 euro. Il che significa 40 euro al mese da spendere. La carta acquisti è ormai conosciuta da tutti con il nome di “social card”.

La carta è anonima (nel senso che non ha scritto sopra “social card” e quindi salva dall’imbarazzo chi la usa) e utilizzabile in tutto il circuito Pos (ossia dove c’è un bancomat o un lettore di carte di credito). Inoltre presso alcuni negozi, il pagamento con la social card dà diritto a particolari sconti. Anche le bollette possono essere pagate anche tramite la carta; e ciò permette altresì di accedere alle “tariffe sociali” delle società di fornitura (tipo l’Enel) per usufruire delle quali una volta bisognava presentare domanda apposita.
Proprio negli ultimi giorni, numerosi emendamenti hanno consentito di aumentare il numero di beneficiari e di agevolazioni: ad esempio i genitori di bambini di età inferiore ai tre anni, grazie alla carta, avranno sconti e bonus su pannolini, biberon e via dicendo.
Il costo dell’intera operazione si aggira attorno al mezzo miliardo di euro. I potenziali beneficiari, secondo i dati del Tesoro, sono 1 milione e 300 mila italiani.

Clicca su quest'immagine per collegarti al sito del Ministero del Tesoro e scoprire se hai diritto alla "social card"

Per ora la richiesta e il ritiro delle tessere procedono a rilento, anche perché molti non sanno di averne diritto. Se volete controllare se la vostra situazione ricade tra quelle utili per l’ottenimento della carta, date un’occhiata qui (clicca qui), o chiamate il numero verde 800.666.888 o andate presso uno sportello di Poste Italiane, ente che ha in carico tutta la burocrazia relativa alle tessere.

Sulla misura si è creato un intenso dibattito tra favorevoli e contrari. L’opposizione ha detto che si tratta di un provvedimento antiquato, inefficace, che fa la carità in modo squallido, che sarebbe stato meglio detassare le tredicesime, gli straordinari e aumentare le pensioni. Il governo ha replicato che la card serve anche a chi una pensione e una tredicesima non ce l’ha e che con il nuovo sistema è possibile fare aggiustamenti continui che non possono essere fatti con gli altri provvedimenti suggeriti.

E qui veniamo al punto di questo articolo, perché non ho intenzione di mettermi a discutere per pagine dell’utilità o meno di questa carta (tra l’altro ritengo che qualsiasi misura in favore di famiglie e anziani sia utile e benvenuta, soprattutto visto che fino ad oggi i governi se ne sono ampiamente fregati).

Il particolare interessante della social card, non abbastanza ben pubblicizzato a mio parere dal governo, è che essendo una carta di credito ricaricabile e nominativa, si presta ad essere “ricaricata” non solo dallo Stato Italiano, ma da chiunque lo desideri.

In parole… povere, oltre agli 80 euro governativi, sulla carta potranno affluire tutte le liberalità di enti locali (Regioni, Province, Comuni) e associazioni private (caritatevoli, benefiche, di categoria, ecc.) che lo desiderino. Il Comune di Roma, per esempio, ha già deciso di integrare con una quota aggiuntiva i benefici accordati dallo Stato ai propri cittadini. E lo stesso potrebbero fare molti altri enti locali, con una notevole semplificazione rispetto ad altre forme di erogazione: un Comune non potrebbe mai permettersi di aumentare la pensione ai pensionati residenti sul territorio.

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